La Venezia bizantina

La Venezia bizantina

“Non abbiamo dimenticato il vostro santo governo, sotto il quale un tempo abbiamo vissuto in pace ed al quale, con l’aiuto del Signore, con tutte le forze aspiriamo tornare”. (Sinodo vescovi Venetia et Histria 590, messaggio a Maurizio Imperatore)

Questo lanciato dai Vescovi della Venetia et Histria, era una straziante richiesta d’aiuto, non tanto dal giogo barbarico imposto dai Longobardi, almeno non solo, bensì dalla diatriba cristologica che si era venuta a creare in quelle terre. La chiesa a quel tempo non viveva di tranquillità ecumenica ma era sconvolta da diverse correnti di pensiero che la flagellavano in diverse forme. Non era immune neppure la nostra bella ma ancora aspra seconda Venezia. A differenza però di tutta l’entroterra, la piccola comunità lagunare aveva deciso di stare con l’Impero e si seguire la stretta osservanza in materia di fede dimostrando oltre ad un attaccamento alla Roma d’Oriente, pure una voglia di demarcazione netta con il resto dell’entroterra. La frattura quindi, divenne irreversibile, anche se lo scisma rientrò verso la fine del VII secolo lasciando due patriarchi rivali, uno a Grado sotto il controllo imperiale, e uno ad Aquileia sotto il governo longobardo. Nel 616, Concordia venne conquistata e anche in questo caso la popolazione si spostò verso le più sicure lagune con il proprio vescovo, fondando la nuova città di Caorle che divenne la sede vescovile.

Il governo di Maurizio, venne violentemente interrotto dall’usurpatore Foca che per poco non fu l’ultimo imperatore a sedersi sul trono di Salomone. Per grazia divina si fece largo, tra le genti di Cartagine, un uomo dalla lunga e bionda barba chiamato Eraclio, che, durante il suo lungo regno, vinse definitivamente i Persiani e recuperò la vera croce precedentemente rubata da quest’ultimi a Gerusalemme. Eraclio, il vittorioso, il pio, il glorioso, ebbe però poco tempo per aiutare la parte occidentale. La sua attività in laguna è riconducibile a ben poca cosa, di certo è da ricordare il cambio di nome dell’antica città di Melidissa a Heraclia in onore di se stesso.

Bisanzio, comunque, non lasciò indifesi i propri sudditi, tanto che la politica attiva di Gregorio, un alto ufficiale imperiale, permise di mantenere Oderzo come caposaldo nel mare longobardo. Nel 639 le cose cambiarono ancora; il nuovo re Rotari lanciò una nuova e robusta campagna militare che portò alla conquista della Liguria, della terraferma veneta e portò poi alla distruzione delle città di Oderzo e di Altino. Come per le altre città, le popolazioni emigrarono verso le lagune e il vescovo Magno si trasferì ad Heraclia, nuova sede scelta dai bizantini per difendere gli ultimi brandelli di territorio. Gli abitanti di Altino invece si stabilirono nell’isola di Torcello insieme al loro vescovo. Nel 640, il governo di Bisanzio fece erigere una chiesa bellissima ed importante: la cattedrale di Santa Madre di Dio a Torcello. L’ordine fu dato dall’esarca Isacio, dall’Imperatore Eraclio e dal magister militum Maurizio che governava quelle terre per conto dell’Impero. Un’iscrizione nella chiesa dedicata a Santa Maria Madre di Dio (Torcello) dice che venne fondata nel ventinovesimo anno di Eraclio per ordine dell’Esarca Isacco a ricordo dei suoi successi e di quelli del suo esercito. La costruzione è portata a termine da Maurizio il locale Magister Militum e consacrata dal vescovo Mauro. Questa iscrizione marmorea dimostra due cose: la prima testimonia sicuramente la effettiva nascita di Venezia, la seconda invece cancella le patriottiche date dei natali della città lagunare del VI secolo. Il legame tra Venezia e Bisanzio in quegli anni era ancora fortissimo e la provincia Venetiarum era ancora parte integrante dell’immenso impero d’Oriente e i suoi capi rispondevano direttamente a Ravenna.

La costruzione di questa grandiosa chiesa dimostrava il lento scivolamento delle istituzioni imperiali verso la laguna aumentando così l’importanza dell’isola di Torcello. La lenta traslazione continuò anche negli anni seguenti quando tra il 740 e il 742, la capitale del dogado venetico passò da Eraclea a Malamacco sancendo così il completo distaccamento dalla terraferma. Il definitivo spostamento a Rivoalto avvenne però solamente nel nono secolo durante le lotte tra Carlo Magno e Bisanzio per il controllo di quelle zone. La crescita lenta ma costante della popolazione nelle isole lagunari è testimoniato pure dallo storico di riferimento, Giovanni Diacono che le descrive tutte nel dettaglio. La prima Grado, viene enumerata tra le isole anche se di fatto risiedeva nella terraferma, viene descritta come città inaccessibile protetta da possenti mura, ricca ed opulenta come lo era l’antica capitale della grande Venezia, Aquileia. Grado è per lo storico venetico la nuova capitale del ducato “cosicché essa è generalmente nota come la capitale e la metropoli della nuova Venezia”. La seconda isola è Bibione. La terza isola è quella di Caprola, l’odierna Caorle, dove il vescovo di Concordia portò la sua chiesa dopo essere scappato dalla lame longobarde. La quarta isola è quella di Eraclea, Giovanni Diacono afferma che sia stata costruita dall’Imperatore stesso ma al tempo desueta e ricostruita dai venetici. La quinta isola è quella di Equilo, l’odierna Jesolo, dove altri profughi vi trovarono dimora dopo la distruzione di Oderzo ed ottennero pure un nuovo vescovado. La sesta isola è quella di Torcello. La settima isola è quella di Mureana, l’odierna Murano. L’ottava isola è quella di Rivolato dove il nostro storico piazza già il vescovado e grande ricchezza, ovviamente sbagliando di qualche secolo. La nona isola si chiama Metamauco, l’odierna Malamocco, la quale, alla pari di Torcello, godeva di grandi difese naturali essendo inaccessibile via terra e difficilmente raggiungibile via mare. La decima è Popilia, l’odierna Poveglia, un’isola fortificata a difesa di Malamocco. Infine le ultime due, l’undicesima e la dodicesima che formavano l’odierna Chioggia ma al tempo erano divise tra minore (odierna Sottomarina) e la maggiore (odierna Chioggia). Appare chiaro quindi un panorama ben strutturato nella laguna, ma non solo, visti pure i riferimenti terrestri di Giovanni Diacono riguardo i domini venetici (o ancora imperiali) nel litorale.

Dal nono secolo, con la costituzione del ducato e i contemporanei grossi problemi militari che affliggevano Bisanzio, la seconda Venezia ebbe la possibilità di emanciparsi lentamente ma inesorabilmente. L’Impero la inquadrò nella sua area geopolitica durante lo scontro con Carlo Magno e la difese dalle pretese di Pippino, ma fu l’ultimo vero intervento armato da parte di Bisanzio nelle lagune venetiche. Da quella data in poi la seconda Venezia, che da ora in poi chiameremo semplicemente Venezia, si distaccò dalla sua madre e come una giovane e bella figlia si emancipò rendendosi protagonista di una lunga storia che la portò a divenire una delle città più importanti del mondo.

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