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La Venezia bizantina oggi

 

Venezia e Bisanzio ai giorni nostri

Come abbiamo visto in tutti gli articoli precedenti, Venezia e Bisanzio furono intrinsecamente legate tra loro per un lungo periodo di tempo. Ma cosa rimane di propriamente bizantino tra le calli e campielli della nostra amata città? Certamente ci sono due luoghi che più di tutti rappresentato questa simbiosi millenaria, Torcello, sede antichissima della proto Venezia e la Basilica di San Marco, punto focale della Serenissima. Questi sono gli esempi più chiari e nitidi della contaminazione costantinopolitana a Venezia ma non sono gli unici, anzi la città lagunare è costellata di reperti bizantini presi in gran parte durante il sacco della quarta crociata ma anche provenienti da alcuni doni fatti dai vari Imperatori bizantini nel corso dei secoli.

Partiamo allora da Piazza San Marco. La Basilica omonima che impera in questo luogo è di fatto una copia dell’antica chiesa dei Santi Apostoli a Costantinopoli. Ovviamente durante i secoli essa cambiò di molto il suo aspetto, specie nella sua parte frontale. La facciata infatti venne decorata richiamando stile arabeschi e orientali forse per ritrarre la storia dell’evangelista Marco e la trafugazione delle sue spoglie mortali da Alessandria. Al centro della facciata troneggia la quadriga, anch’essa parte del grande bottino crociato e anch’essa portata in laguna direttamente dall’ippodromo di Costantinopoli. Le porte bronzee sono molto probabilmente di origine bizantina specie quella di San Clemente, l’antica porta da Mar, situata a sud vicino all’ingresso appunto al mare. Sempre in quella zona è facilmente individuabile il blocco di porfido rappresentante i tetrarchi posto ad angolo tra la chiesa e il Palazzo ducale. Curioso il buco posto sulla fronte di uno degli Imperatori, utilizzato dai Veneziani nel 1204 proprio per riuscire ad asportare la statua senza distruggerla. Vicino ai tetrarchi sono poste, oltre ad una variopinta miscellanea di marmi bizantini utilizzati per decorare quella parte di muro, due colonne di chiara manifattura orientale. Esse infatti, poste in un contesto artistico privo di senso, provengono dalla basilica di San Polieucto in Acri e trafugate dai Veneziani. I motivi floreali che caratterizzano queste due colonne rappresentano motivi sasanidi come le palmette alate e i pavoni, essi sono tra i primi esempi di questa forma artistica in tutto l’occidente.

All’interno della Basilica dorati e rifulgenti mosaici richiamano sapori d’Oriente e sapienti maestranze costantinopolitane, come la pala d’oro che, anche se di fabbricazione venetica, porta nella sua facciata diversi oggetti aurei portati da Bisanzio dopo la quarta crociata. Nel transetto sinistro vi è invece collocato uno degli oggetti più importanti di Venezia e forse tra i più venerati, vale a dire l’icona della Madonna Nicopeia. Quest’ultima, arrivata dopo la quarta crociata e di tradizione tipicamente bizantina, divenne ben presto un oggetto di culto e di venerazione tra le genti del luogo. A lei fu chiesta la grazia contro la peste nel 1630 e contro la siccità del 1820, a lei fu chiesto la protezione per la neonata repubblica del 1848 e la cessazione delle ostilità nel 1918 e 1945. Nel presbiterio vicino si può notare la presenza di colonne istoriate, di tradizione proto cristiana e del periodo costantiniano dimostrando così, per la nascente potenza veneziana, una sorta di continuità tra la Nuova Roma (Costantinopoli conquistata nel 1204) e appunto la città lagunare. Il presbiterio è separato dal resto della Basilica attraverso l’iconostasi ancora oggi molto presente nella struttura basilicale, richiamando ulteriori accostamenti alle chiese orientali.

Uscendo da quello che Napoleone chiamava il salotto d’Europa e muovendosi in direzione Castello, ci troviamo nella chiesa di San Zaccaria. Questo luogo di culto è tra i più antichi di Venezia dato che la sua origine viene data attorno al nono secolo, la sua fondazione infatti è ancora ammantata dalla leggenda. Pare che lo stesso Imperatore bizantino Leone V l’Armeno avesse donato alla città le spoglie del padre di San Giovanni Battista per rafforzare l’amicizia tra Venezia e Bisanzio e per questo i venetici edificarono la chiesa. Secondo altre fonti non documentate, fu proprio questo luogo a detenere le spoglie mortali dei primi dogi. Continuando il nostro viaggio virtuale alla ricerca di reperti bizantini sempre nel sestiere di Castello dove troviamo altre quattro chiese importanti per i nostri fini. La prima per ordine di importanza è la Basilica di San Pietro in Castello, sede patriarcale fino al 1808, non esistono dei suppellettili bizantini veri e propri, anche se un’icona li presente pare dire il contrario, ma è la stessa esistenza della chiesa che dimostra le antiche radici bizantine della città. Questo luogo, dopo Torcello, era l’epicentro della vita religiosa venetica e antico centro della Venezia medievale. I transfughi si rifugiarono qui e diedero poi vita alla città meravigliosa che noi tutti conosciamo. Insomma la chiesa di San Pietro è il primo passo verso l’indipendenza da Bisanzio. Proseguendo ancora per le calli di Castello troviamo le altre due chiese importanti per la nostra ricerca e ognuna di esse detiene un piccolo tesoro bizantino al suo interno. La Basilica di San Giovanni e Paolo espone ancora adesso un’antica icona bizantina portata a Venezia nel 1349, rappresentante una Madonna nera con in braccio il bambin Gesù. Nelle vicinanze di questa è ricordato, in una lastra sepolcrale, pure Alvise Diedo, ossia colui che riuscì a riportare sani e salvi molti Veneziani dalle furie turche dopo la conquista di Costantinopoli. Nell’altra chiesa, quella di Santa Maria Formosa, sempre sita in Castello, troviamo l’icona bizantina chiamata “La Madonna di Lepanto”, probabile opera di Nicolaus Safuris, essa era presente nella galea ammiraglia di Sebastiano Venier durante la battaglia di Lepanto e poi successivamente donata alla chiesa. Nella chiesa di San Francesco alla Vigna, anche se molto più moderna come struttura, un’icona di marmo bizantina vicino all’ingresso sulla parte sinistra impera ad imperitura memoria. Castello non detiene solamente l’antica sede patriarcale, ma pure l’Arsenale, antica fucina d’Europa e sede di capaci maestranze. I leoni che appaiono all’ingresso infatti provengono dall’oriente bizantino, tra loro, quello più conosciuto, il leone del Pireo, non è frutto di saccheggio proveniente dalla quarta crociata ma esso proviene della campagna militare vinta dal Morosini per la conquista della Morea (l’odierno Peloponneso). Il leone però aveva origine più antica; qualche tempo fa furono scoperte delle rune scritte sul corpo del felino marmoreo e riconducibili all’undicesimo secolo, periodo nel quale molti variaghi (nome bizantino degli scandinavi) servivono l’Imperatore di Bisanzio in qualità di mercenari.

Infine, muovendosi nella laguna nord e tornando all’isola che per prima donò i natali a Venezia, troviamo la chiesa dedicata alla Madre di Dio (ora chiamata Santa Maria Assunta) a Torcello. Come abbiamo visto la piccola isola, ora dimenticata e quasi del tutto spopolata, offriva un grande mercato e la chiesa più antica della laguna. Al suo interno vi sono diverse reminiscenze bizantine. La più importante è forse il giudizio universale, un mosaico che comprende tutta la controfacciata. Gigantesco e quasi unico nel suo genere fu commissionato da Venezia nell’undicesimo secolo ed è quasi certa la partecipazione di maestranze bizantine in questo frangente. Il presbiterio, separato anche in questo caso da un’iconostasi, detiene quella che è considerata la pietra miliare della storia veneziana, ossia una lapide, tradotta nel secolo scoro del bizantinista Pertusi, che dimostra l’importanza che ancora godeva Bisanzio nel controllare Venezia nel settimo secolo. Questo è il frammento più importante per raccontare la storia di Venezia nel periodo dell’alto medioevo. Nel catino dell’abside, poi, un altro grandissimo e rifulgente mosaico rappresentante la figura della Madre di Dio, in greco Theotokos, dimostra quanto gli artisti venetici fossero influenzati dell’arte bizantina ancora in quegli anni (siamo nel tredicesimo secolo). Questa chiesa, assieme a quella vicina di Santa Fosca, essendo in una posizione più defilata non ha subito alcuna forma di contaminazione architettonica dovuta alla moda nei secoli, ma si è mantenuta integra con la bellezza e semplicità tipica delle chiese bizantine.

Come abbiamo visto i segni di Bisanzio sono ancora molto presenti a Venezia. Ovviamente per limiti di spazio non ho potuto spaziare su tutte le presenze bizantine presenti nella città ma ho elencato solamente quelle più delineate e specialmente visibili al grande pubblico. Spero che dopo questo breve articolo, il lettore del Gazzettino Illustrato possa recarsi in questi luoghi ed ammirare quanto Venezia abbia di bizantino ancora ai giorni nostri