Archive for Crisobolle

Le crisobolle e il commercio veneziano a Bisanzio

Le crisobolle e il commercio veneziano a Bisanzio

Attorno all’anno mille le strette relazioni tra Venezia e Bisanzio si erano notevolmente allentante. La città lagunare, ormai, aveva iniziato quel lento ma continuo processo di emancipazione dall’Impero che si accentuò durante il governo del doge Pietro II Orseolo. Nel 992, una missiva veneziana spedita a Costantinopoli agl’imperatori Basilio II e Costantino VIII, lamentava i dazi eccessivi imposti ai mercanti lagunari e ne chiedevano se non la cancellazione, almeno l’alleggerimento. Gli Imperatori Basilio II e Costantino VIII nel marzo del 992 inviarono in laguna dei funzionari che portarono una crisobolla, ossia una donazione commerciale da parte dell’Imperatore verso gli alleati più fedeli, contenente dei privilegi commerciali a Venezia. Le concessioni rispondevano positivamente alle richieste veneziane, specie nel porto di Costantinopoli dove la corruzione dei burocrati imperiali era maggiore. In cambio gli imperatori speravano che la stessa Venezia si rivelasse alleata fedele specie in materia militare. Venezia dimostrò subito la sua ferma volontà di adempiere al trattato, lo stesso doge salpò con una grande flotta il giorno della Ascensione dell’anno 1000 con l’obbiettivo di estirpare la piaga dei pirati dalmati. La spedizione si rivelò un grande successo, gli slavi si sottomisero e i pirati furono vinti in maniera definitiva, lo stesso Pietro II Orseolo assunse il titolo di Dux Dalmaticorum che venne aggiunto a quello di Dux Veneticorum. Gli ottimi rapporti che si erano instaurati tra Pietro II Orseolo e Basilio II, permisero un’ulteriore passo avanti verso la politica imperiale in Italia, infatti la flotta veneziana fu richiesta per liberare Bari dall’assedio arabo. Anche in questo caso, l’operazione riuscì perfettamente e l’Imperatore bizantino ricompensò lautamente il doge dando in sposa una nobil donna bizantina a suo figlio Giovanni. La morte di Pietro e del suo erede, avvenuta nel 1008, non sfasciò i rapporti cordiali che si erano instaurati; scambi diplomatici avvennero sotto i dogati di Domenico Flabanico, Domenico Contarini e nei primi anni di Domenico Selvo. La situazione rimase immutata fino all’arrivo della dinastia dei Comneni a Bisanzio.

La crisobolla di Alessio I Comneno, e la nascita dell’espansione commerciale veneziana in Oriente

Alessio I Comneno divenne Imperatore di Bisanzio in un momento difficile. I Turchi avevano conquistato quasi tutti i domini orientali mentre i Normanni quelli in Italia. L’imperatore chiese aiuto a Venezia affinché potesse bloccare i Normanni con loro flotta militare. Anna Comnena, figlia dell’Imperatore ma pure abile e dotta storica, ci narra l’invio di alcuni emissari nella città lagunare promettendo grandi guadagni commerciali se i Veneziani avessero distrutto i Normanni. La proposta allettò i Veneziani per via della prospettiva di grandi guadagni commerciali, inoltre una richiesta d’aiuto era giunta in laguna dalla colonia venetica di Durazzo. Una potente flotta salpò al comando del Doge Domenico Selvo che riuscì a vincere assieme alle truppe imperiali stanziate vicino a Durazzo, guidate dal Paleologo. I Veneziani vennero ricompensati con una nuova crisobolla che venne donata da Alessio I Comneno al doge, rimarcando il sodalizio e concedendo notevolissimi vantaggi commerciali. Vennero concessi titoli nobiliari, forti somme di denaro, delle proprietà e la cosa più importante l’esenzione dei dazi commerciali. Si veniva così a creare la prima colonia veneziana in seno a Costantinopoli. La stessa Anna afferma che “la maggior concessione fu l’aver reso il loro commercio esente da imposte in tutte le regioni soggette all’impero dei Romani, così che essi poterono liberamente esercitarlo a loro piacimento senza dare neppure un soldo per la dogana o per qualsiasi altra tassa imposta dal tesoro, in modo da essere al di fuori da ogni altra autorità romana”.

Venezia e Manuele Comneno, crisi nei rapporti diplomatici

Giovanni, figlio di Alessio, divenne il nuovo Imperatore e Venezia inviò subito un’ambasciata per chiedere il rinnovo dei privilegi commerciali. I mercanti lagunari si erano accorti di quanto potesse essere vantaggioso e florido quel mercato e tale era la ricchezza che avevano incamerato in poco tempo che loro stessi divennero superbi tanto che “trattavano alle stessa maniera un cittadino e un servo”. Giovanni, quindi, decise di congelare la crisobolla donata dal padre, visto pure il fastidioso comportamento tenuto dai Veneziani a Costantinopoli. All’inizio Venezia non reagì, ma colse l’occasione quando Baldovino II re di Gerusalemme chiese aiuto per difendere il regno latino in Palestina. Venne inviata una grande flotta con a capo lo stesso doge Domenico Michiel, che levò le ancore l’agosto del 1121 con a bordo quindicimila uomini. L’esercito veneziano tentò un primo attacco all’isola di Corfù, di proprietà imperiale, ma non riuscì nella cattura della cittadella difesa dai soldati bizantini, proseguì poi per la terra santa, dove invece ottenne diversi successi. Nel 1124 ritornò presso le coste bizantine e colpì nuovamente, Rodi venne saccheggiata, così come Chio, Samo, Lesbo e Andro, le scaramucce durarono fino alla primavera seguente quando la flotta ritornò a Venezia. Nell’agosto del 1126 si arrivò ad un accordo tra le parti. La base della trattativa rimase la crisobolla di Alessio, almeno per quanto riguarda i diritti commerciali, ma venne integrata con degli obblighi che i veneziani dovevano rispettare nei confronti di Bisanzio e così venne siglata la riappacificazione.

Manuele I Comneno, il terzo della famiglia in ordine temporale, divenne imperatore di Bisanzio dopo la morte del padre l’8 aprile del 1143. Anche il nuovo basileus non rinnovò la crisobolla con i veneziani, ma pare non ci sia stata alcuna rappresaglia da parte veneziana. Manuele chiamò i Veneziani in funzione anti normanna, come aveva fatto il nonno prime di lui, il doge rispose subito alla richieste allestendo una flotta. La nuova crisobolla donata da Manuele concepiva, oltre alle già pregresse concessioni commerciali, un ampliamento del quartiere veneziano a Costantinopoli e un nuovo scalo marittimo. In cambio Venezia si impegnava a garantire una flotta che avrebbe aiutato l’Impero. Nel 1167 Manuele, ottenne una importante vittoria su Stefano III d’Ungheria; la Dalmazia, la Croazia, la Bosnia e Sirmio con tutto il suo territorio, passarono sotto il controllo imperiale rafforzando così l’egemonia di Bisanzio nella penisola balcanica. Questo fatto allarmò Venezia che considerava proprio il controllo sul litorale adriatico e cambiò politica estera avvicinandosi ai Normanni. Quando arrivarono gli ambasciatori imperiali il doge rifiutò l’aiuto richiesto da Manuele. La situazione rimase abbastanza incerta fino al 12 marzo del 1171 quando l’imperatore ordinò l’arresto di tutti i veneziani residenti nell’Impero con il conseguente esproprio dei loro beni. La reazione non si fece attendere, Venezia armò una potente flotta con a capo Vitale Michiel che conquistò velocemente diverse postazioni sulla costa bizantina. Manuele mandò degli ambasciatori per temporeggiare e vi riuscì così bene che i veneziani caddero nella trappola e dovettero ritornare in patria a mani vuote. L’Imperatore era riuscito così a liberarsi dei lagunari che però, mai domi, tentarono ogni possibile altra carta politica per riuscire a ricostruire la loro egemonia commerciale. Dopo vari tentativi non riusciti, i veneziani firmarono con il re di Sicilia un’alleanza e questo smosse Manuele che, nel 1179, accettò i negoziati.

Le crisobolle ottennero di ampliare enormemente l’influenza veneziana a Costantinopoli e in molte altre città dell’Impero. Quelle che dovevano essere misure temporanee per contrastare il gravissimo stato in cui versava il territorio bizantino, divennero di fatto territori indipendenti gestiti dai latini all’interno dei confini imperiali. L’odio, specie a Costantinopoli, verso lo straniero che si era arricchito alle spalle dei cittadini della Nuova Roma, portò allo scoppio di rivolte con successive ondate anti latine che si concretizzarono violentemente con il governo di Andronico Comneno. I Veneziani non dimenticarono il trattamento ricevuto e da li a pochi anni conquistarono il decadente Impero bizantino saccheggiandone la capitale e depredandola da enormi ricchezze. Questa razzia legalizzata passò alla storia come Quarta crociata, questo però sarà spiegato nella prossima puntata.