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La quarta crociata

La quarta crociata

Correva l’anno del Signore 1198, Papa Innocenzo III, volenteroso emulatore dei suoi predecessori lanciò quella che gli storici chiamarono quarta crociata. Gerusalemme era ormai caduta nelle mani di Saladino e l’intera cristianità occidentale tentava un suo pronto recupero. Certo la volontà non mancava al nuovo pontefice, il suo appello però non riuscì a raccogliere nessuna testa coronata d’Europa ma solamente signorotti locali intenzionati ad arricchirsi grazie alla nuova spedizione militare. Di fatto quell’ammasso di gente che si trovò pronta a salpare per liberare la terra santa nel 1198 era senza un vero e proprio leader. La persona che raccolse l’eredità di Riccardo Cuor di Leone fu Bonifacio di Monferrato che venne riconosciuto come comandante in capo da parte della Chiesa. I crociati, così, ricercarono un porto dal quale poter imbarcare le proprie truppe per dirigerle verso l’Egitto considerato il vero tallone d’Achille dell’impero mussulmano. Dopo aver scartato diverse città, Bonifacio arrivò a Venezia nel 1201 dove venne accolto felicemente dal doge Enrico Dandolo. La trattativa portò ad un accordo commerciale molto favorevole a Venezia (pare per la grande capacità diplomatica del quasi cieco Enrico Dandolo) che, in cambio della costruzione di un’imponente flotta, ottenne la promessa di 85mila marchi d’argento. Venezia fece la sua parte visto che le galere erano pronte per la data stabilita, qualcosa però non funzionò dall’altra parte, visto che i crociati erano meno di quelli previsti e non erano in grado di pagare la cifra pattuita. La situazione rimase in stallo per qualche tempo visto che Venezia non voleva rovinare i rapporti commerciali con l’Oriente ma allo stesso tempo non poteva permettere che i crociati stazionassero nel suo territorio. Fu un nuovo patto tra Enrico Dandolo e Bonifacio di Monferrato a permettere che la situazione si sbloccasse, i crociati sarebbero partiti presto ma Venezia li avrebbe accompagnati nella guerra santa. Fu così che Enrico Dandolo, grande oratore e abilissimo politico, prese la croce nella chiesa di San Marco gremita dalla gente veneziana raccolta per la messa e dichiarò i suoi intenti; la flotta crociata e quella Veneziana partirono i primi di novembre del 1202 verso l’Egitto. La missione però, al posto di recarsi immediatamente in Oriente, fece una sosta “armata” nella città di Zara, ribelle a Venezia da qualche tempo, che venne messa a ferro e fuoco e riconquistata dalla Serenissima. Il Papa, saputo dell’accaduto, scomunicò immediatamente la crociata, i baroni francesi risposero di essere sotto il controllo obbligato dei Veneziani ed erano impossibilitati ad agire autonomamente, così Innocenzo tolse la scomunica ai crociati lasciandola solamente ai lagunari. Enrico Dandolo non penso minimamente a fermarsi e continuò la sua rotta verso l’Oriente grazie pure ai suoi contatti con un altro scomunicato, ossia Filippo di Svevia, il quale era imparentato con un Imperatore di Bisanzio decaduto e come vedremo molto importante per i risvolti futuri della quarta crociata, Alessio IV. Questo personaggio era figlio di Isacco II, Imperatore bizantino detronizzato da una congiura di palazzo, si era recato dai crociati per chiedere loro aiuto per riottenere il regno. In cambio offriva un contingente di soldati per la crociata, la riunificazione delle Chiese dopo lo scisma del 1054, e grandi privilegi commerciali a Venezia. Il Papa venuto a conoscenza di queste nuove trattative tolse la scomunica ai Veneziani che così furono liberi di agire come avrebbero voluto. Dandolo fu felicissimo da poter garantire ulteriori spazi commerciali alla propria città e così convinse il resto dei generali a deviare la crociata a Costantinopoli. La capitale dell’Impero non accolse amorevolmente il nuovo Imperatore e i Veneziani furono costretti a combattere per aprirsi una breccia nelle mura della città. Questa però non fu l’unica sorpresa che accolse i crociati e Veneziani a Bisanzio, Alessio IV infatti, anche se eletto co-imperatore con il padre cieco Isacco II, tentò di mantenere le promesse ma né la Chiesa ortodossa né la gente comune voleva scendere a patto con i latini. Una congiura ordita da Alessio, chiamato poi Morzulfo, andò a buon fine e sia Isacco II che Alessio IV furono uccisi e Alessio divenne Alessio V, nuovo imperatore di Bisanzio. Appena salito al trono egli dichiarò che non avrebbe mantenuto le promesse fatte ai crociati e ai Veneziani. La spedizione latina però non volle tornare in patria a mani vuote e così si organizzò per la conquista della città. Una lettera inviata dal Papa che conteneva la scomunica alla truppa nel caso di conquista di Costantinopoli venne intercettata dai Veneziani e sequestrata. Si decise quindi di attaccare la Nuova Roma e successivamente alla conquista ci si accordo affinché sei Veneziani e sei crociati avrebbero poi eletto l’Imperatore del nuovo Impero latino d’Oriente. Se l’eletto imperiale fosse stato Veneziano allora il patriarca sarebbe stato crociato e viceversa. Con questo patto politico, la spedizione militare attaccò la capitale imperiale. Il primo attacco avvenne il 9 aprile 1204 ma fu quello del 12 dello stesso mese ad avere successo grazie ad uno stratagemma Veneziano che permise la conquista della “Città”. Nessuno prima d’ora era riuscito in questo intento dalla data della fondazione di Costantinopoli nel 330, l’orda penetrò le mura teodosiane e saccheggiò la città per 14 giorni. I Veneziani non si tirarono indietro, ma a differenza dei Francesi conoscevano le cose di valore e se ne impossessarono in grande quantità addobbando poi la loro città al ritorno in laguna.

Una volta terminato il saccheggio e la distruzione di moltissime e inestimabili opere d’arte, i Veneziani bocciarono la nomina di Bonifacio di Monferrato come nuovo Imperatore d’Oriente e puntarono invece la loro elezione verso il barone Baldovino di Fiandra che venne incoronato a Santa Sofia il 16 maggio 1204. Per i patti precedenti venne eletto un patriarca latino Veneziano Tommaso Morosini. I territori dell’Impero bizantino vennero divisi in quattro parti: una parte all’Impero latino e quindi a Baldovino, una parte al marchese di Monferrato, una parte ai principi e ai baroni Franchi e l’ultima a Venezia. La Serenissima riuscì ad imporre tutte le sue scelte in materia territoriale ottenendo scali commerciali importantissimi come Candia, Eubea, numerosi porti nel Peloponneso e un nuovo quartiere Veneziano nella città di Costantinopoli con la successiva espulsione di tutti i rivali commerciali della repubblica. Enrico Dandolo fu insignito della carica di “Signore di un quarto e mezzo dell’Impero Romano d’Oriente” e fu il vero vincitore politico della quarta crociata. Il cronachista Goffredo di Villehardouin lo descrisse così : « un vecchio gigante che ha ancora la forza di galoppare, per affrontare con la sua abituale fierezza, anche l’ultimo nemico:la morte. ». Il doge non tornò mai più a Venezia e rimase a Costantinopoli per difenderla dai Bulgari nell’assedio del 1205, all’età di 95 anni, quasi totalmente cieco morì e fu sepolto nella chiesa di Santa Sofia dove ancora le sue spoglie mortali risiedono.

Grazie a questa conquista Venezia divenne potentissima, il guadagno monetario fu inestimabile ma è il rafforzamento militare e commerciale nel levante bizantino che permise il decisivo salto di qualità. Venezia divenne così un punto di riferimento per tutt’Europa e così vi rimase fino almeno al XVI secolo, grazie, in gran parte, alla conquista di Costantinopoli. Non si hanno notizie certe riguardo le possibili colpe da parte di Venezia, sta di fatto però che fu Enrico Dandolo il fautore di tutto questo, pare, almeno secondo la leggenda, per via dei pessimi rapporti che aveva avuto quando era ambasciatore presso Bisanzio. Quell’esperienza fu traumatica per il Dandolo tanto da perdere quasi totalmente la vista per via di un diverbio con l’Imperatore. Piace ricordarlo così, un po’ uomo, un po’ leggenda, ma soprattutto un grandissimo politico.