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Alla scoperta della Venezia bizantina

Alla scoperta della Venezia bizantina

Un tempo Venezia era un luogo deserto, disabitato e paludoso. Coloro che oggi si chiamano Venetici, erano Franchi di Aquileia e di altre località della terra dei Franchi e abitavano nella terraferma di fronte a Venezia […] coloro che erano fuggiti nelle isole di Venezia, avendovi trovato sicurezza e un modo per mettere fine ai loro timori, decisero di prendere dimora qui e così fecero abitando in questo luogo fino ai nostri giorni (Costantino VII Porfirogenito, Imperatore di Bisanzio)

Venezia e Bisanzio, due realtà assai diverse ma legate indissolubilmente l’una all’altra dalla magia della storia. Una storia fatta di passioni, di grandi uomini e di incredibili viaggi; una storia che si intreccia lungo tutto il medioevo per non spezzarsi mai. Un legame nato agli albori della storia di mezzo, quando i temutissimi Longobardi, un popolo guerriero e famoso per la sua ferocia, fece la sua comparsa nella pianura padana. A quel tempo, siamo nel VI secolo, tutta l’Italia era sotto il controllo dell’Impero Romano d’Oriente, meglio noto come Bizantino. Bastò poco alle genti dalle lunghe e bionde barbe, come erano conosciuti i Longobardi, per conquistare gran parte del nord dell’Italia e di installarsi al suo interno come regno autonomo. L’invasione portò così ad una frattura definitiva della antica provincia decima, la Venetia et Histria, costituita in tempi romani durante il governo di Augusto. Gran parte del litorale venetico, parte dell’odierno Veneto e dell’Istria, rimase in mano ai bizantini che, in compenso, furono in grado di raccogliere le loro forze per resistere all’invasione longobarda. Visto che Aquileia, antica capitale della provincia, fu conquistata, il centro del potere imperiale fu dirottato sull’imprendibile roccaforte di Grado. La traslazione politica si concretizzò poi con lo spostamento della sede patriarcale nella nuova città assieme a gran parte della popolazione che iniziò a popolare le prime isole della laguna veneta.

Fu così che nell’anno del Signore 569 d.C., una miriade di profughi lasciò le terre d’origine per i più sicuri lidi della laguna non pensando certamente che fosse un trasferimento definitivo, come di fatto avvenne successivamente. La grande Venezia, di epoca romana, era semplicemente scomparsa lasciando lo spazio alla seconda Venezia come viene chiamata dallo storico venetico più antico, Giovanni Diacono. Questo però non significa che la seconda Venezia fosse sorta dalle acque, come la Venere di Botticelli, ma neppure che fosse nata grazie alla pressione unna guidata da Attila, con buona pace del cantautore veneziano Alberto d’Amico. Purtroppo, ancora oggi, la patina mitica che ammanta la storia di Venezia è ancora forte e viva nella tradizione della gente che abita l’odierna città lagunare. È vero che Cassiodoro, quasi un secolo prima dell’invasione longobarda, ricordava le isole venetiche durante il regno di Teoderico, facendo riferimento a dei tribuni marittimi presenti nelle isole. I suoi ricordi, infatti, hanno contribuito a delineare quello che sarà una chiara visione della successiva Venezia, visto che parla di naviganti che si destreggiavano tra rive, isole e paludi nella laguna protetta dal mare. Eppure anche se egli stesso ricorda quei pionieri della laguna descrivendoli come se fossero degli animali acquatici “Qui voi, alla maniera degli uccelli acquatici, avete la vostra casa. Infatti una persona ora si vede stare sulla terraferma, ora su un’isola”, dando così vita ad una leggenda con un pizzico di romanticismo, non dobbiamo dimenticare che quella parte della provincia risultava ancora marginale e fuori dalle vie commerciali più importanti. Quello che poi diverrà Venezia non era altro che un agglomerato di pescatori poveri che vivevano della vendita del pesce e della raccolta del sale. Nulla più.

Quelle terre erano però strategicamente importanti per l’Impero di Bisanzio che rispose all’invasione longobarda con la spedizione del generale Baduario. La forza degli invasori però si dimostrò insuperabile e l’esercito bizantino fu sconfitto e il suo capo ucciso. Fu così che Costantinopoli, per rimediare all’inconsistenza del suo potere sulla parte settentrionale della penisola, fu costretta a cambiare strategia e porre il futuro politico di quella zona in mano all’elemento locale. Bisanzio, però, non si accorse del grave danno politico in questo senso, visto che inconsciamente piantò il seme dell’indipendenza venetica e di tutto il resto dell’Italia. Venezia e tutto il litorale fu così gestito da tribuni che riuscirono a coagulare il potere politico attorno a loro. Essi, anche se formalmente soggetti al potere imperiale, riuscirono ben presto a ritagliarsi uno spazio importante formando quello che poi sarà l’ossatura dell’aristocrazia venetica. Ancora parte integrante dell’Impero ma dotati di una grande autonomia.

Man mano che il tempo passava e la situazione non pareva cambiare, i profughi delle città romane, rifugiatisi nelle umide e tristi paludi venetiche, iniziarono a migliorare lentamente la loro situazione costruendo i primi insediamenti. Furono occupate le isole nella zona nord della laguna, tra le quali spicca quella di Torcello, dove la loro vicinanza alla terraferma rendeva lo spostamento e la comunicazione con le antiche sedi più facile e più veloce. Queste terre furono incluse nella nuova costruzione amministrativa attuata da Bisanzio per arginare lo strapotere longobardo e irreggimentate sotto la guida dell’Esarca, un viceré imperiale sul suolo italico. I nuovi poteri del funzionario residente a Ravenna non ebbero gli effetti sperati e anche se Romano, così si chiamava l’Esarca che tentò la riconquista dell’Italia longobarda, si dimostrò un valente condottiero, gran parte della riconquista bizantina si sciolse come neve al sole anche per colpa dell’alleato franco. La controffensiva longobarda però fu terribile, in pochi anni caddero quasi tutte le roccaforti del veneto, la più importante fu Padova che si arrese dopo un lungo assedio nel 602 e la stessa sorte toccò pure alla fortezza di Monselice. La caduta di Padova fu una pietra miliare per lo sviluppo della seconda Venezia dato che gran parte dei padovani si rifugiarono verso le zone di Brondolo e di Chioggia e forse addirittura a Malamocco. La seconda Venezia, quindi, poteva contare ora anche su di un ulteriore e cospicuo numero di profughi scappati alle lame longobarde e rifugiati nella laguna, dando vita ad una vera e propria comunità. In un tempo relativamente breve, la seconda Venezia, come un bellissimo girasole, anche se con radici saldamente radicate nelle lagune venetiche, aveva i propri belli e bramosi petali rivolti ad Oriente, verso il sole e verso la ricchezza dell’Impero.

La nuova e ancor acerba comunità iniziò così a formarsi lontana dal resto del mondo iniziando quell’avventura isolata, ma allo stesso tempo straordinaria e peculiare, che portò Venezia a divenire quella città che tutto il mondo invidia e conosce.