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L’impero veneziano

L’Impero Veneziano

I Veneziani della Romània, ossia come loro stessi chiamavano i domini nell’Impero bizantino, erano straordinariamente felici dopo la conquista di Bisanzio e straordinariamente grati al loro illustre doge Enrico Dandolo. Gli accordi erano molto chiari e prevedevano sempre un contrappeso veneziano nel potere crociato. Se l’imperatore del nuovo Impero fosse stato crociato allora il patriarca di Costantinopoli sarebbe dovuto essere Veneziano ed il contrario. La suddivisione dell’impero bizantino avveniva in base all’accordo firmato tra tutti e contemplava tre ottavi dell’intero territorio che apparteneva a Bisanzio. Il novantenne doge riuscì poi a sottrarre un’importantissima isola, vitale per il futuro sviluppo del commercio veneziano nell’Egeo e nel Mediterraneo, vale a dire l’isola di Creta. Essa apparteneva a Bonifacio che però la voleva vendere ai rivali Genovesi. Così, il doge Veneziano, grazie alla sua indubbia capacità politica, riuscì a convincere il Marchese a farsela dare proponendo un’offerta maggiore ai rivali e ottenendola nell’agosto del 1204. Dandolo pagò a Bonifacio ben 1000 marchi sapendo però che una volta giunti a Creta i lagunari avrebbero dovuto conquistarla militarmente. Nel settembre del 1204, Veneziani e crociati, si incontrarono per rendere operative le suddivisioni precedentemente accordate. Venne costituita una commissione di dodici Veneziani e dodici crociati con il compito di redigere un nuovo trattato che avrebbe integrato quello già sottoscritto in marzo. Solo i lagunari conoscevano bene la zona e il concordato assegnò loro valenti zone commerciali, la capitale poi venne divisa tra imperatore e doge, spettò così a Baldovino i cinque e a Dandolo i tre ottavi della stessa. Ai Veneziani andarono poi le terre da Adrianopoli al mar di Marmara e a ovest fino a Gallipoli, ai crociati quello che rimaneva. Nella penisola balcanica tutti i territori a sud di Durazzo fino a Naupatto, sul Golfo di Corinto, nonché le isole ionie di Corfù Leucade, Itaca, Cefalonia e Zacinto, e la parte occidentale del Peloponneso, fino ai porti di Modone e Corone. I Veneziani poi rivendicarono l’isola di Eubea, meglio conosciuta come Negroponte, l’isola di Salamina, Egina e Andro. L’accordo siglava di fatto la nascita del nuovo Impero lagunare visto che prevedeva andasse ai Veneziani gran parte della costa dalmata, la costa occidentale della Grecia e le isole che poi sarebbero tornate utilissime per gli scali commerciali fra Venezia e Costantinopoli.

Il primo giugno dell’anno 1205, un anno dopo la conquista di Costantinopoli, però, l’artefice dell’impresa Enrico Dandolo morì combattendo i Bulgari che assediavano Bisanzio e volle essere sepolto nelle terre della Romània, affinché le sue gesta fossero ricordate ad imperitura memoria. Dopo la sua morte i Veneziani elessero un nuovo capo, Marino Zeno, che per primo adottò il titolo di podestà e signore dei tre ottavi dell’Impero di Romània. La sua nomina venne rettificata dai suoi funzionari e pare che si ventilasse addirittura l’idea di uno spostamento della capitale da Venezia a Costantinopoli. Nell’ottobre del 1205 il podestà firmò un protocollo di intesa con la madrepatria che obbligava tutti i nuovi territori alla piena e completa sottomissione alla repubblica. Nel 1207 fu inviato, a sostituire lo Zeno, Ottaviano Quirino con un nuovo testo che regolamentava la comunità veneziana a Costantinopoli. Ora pure il podestà dipendeva dal voto di maggioranza del consiglio in madre patria, tutta la comunità era modellata sullo stessa riga di Venezia, con i suoi giudici, tribunale e il suo tesoro. Il podestà quindi governava su una grande fetta dell’antica capitale bizantina, molto più grande di quella concessa loro dai Comneni un secolo prima. Allo stesso tempo il governo veneziano di Romània pian piano estrometteva tutti i possibili concorrenti commerciali dalla città, personificati in gran parte dai commercianti Pisani e Genovesi.

La conquista di Creta però ricoprì un’importanza assai superiore in ottica futura, visto che l’isola rimase di proprietà venetica per oltre quattro secoli e sopravvisse pure alla riconquista bizantina di Costantinopoli, con la conseguente scacciata dei Veneziani da quelle terre. Ci vollero diversi anni affinché la situazione si stabilizzasse e soprattutto ci vollero diversi interventi militari da parte di Venezia per portare a termine una vera e propria colonizzazione di Creta. Inoltre i Genovesi si erano inseriti nella battaglia politica rendendo le cose ancora più difficili. Nel 1212 l’isola venne divisa in sei diversi feudi, così come lo erano i sestieri a Venezia. Per ogni sestieri lagunare vi era un corrispettivo candiano e la repubblica incentiva l’emigrazione verso quelle terre, regalando tenute e proprietà con l’obbligo di difenderle dagli attacchi dei nemici. Un solo territorio rimaneva sotto il diretto controllo della Repubblica ed era la città di Candia con le sue periferie. L’isola venne amministrata come la città lagunare, ossia con a capo un duca il quale era nominato dal Maggior Consiglio, coadiuvato da due consiglieri. Gran parte delle decisioni però venivano prese dal Maggior Consiglio di Candia composto da tutta la nobiltà greca e veneziana dell’isola. Gran parte delle magistrature erano molto simili a quelle della madrepatria anche se vi era una certa differenza etnica, visto che quelle più importanti andavano a favore dei Veneziani mentre quelle minori agli indigeni. La parità invece era garantita per quanto concerne la fede religiosa.

Anche se il sistema così all’avanguardia per quel periodo (l’Inghilterra organizzò il suo sistema coloniale, sotto certi aspetti, in maniera molto simile) prometteva bene, la situazione degenerò velocemente tanto che la Serenissima tolse ogni potere amministrativo ai delegati dell’isola dopo la grande rivolta del 1363. Da quella data in poi fino al 1669, anno della conquista da parte dei Turchi (dopo ben 22 anni di assedio), Creta rimase un dominio veneziano solido e prosperoso che permise ai Veneziani di tenere ben saldo il suo controllo sui commerci in medio Oriente.

Venezia, almeno fino al crollo della “sua creatura” ossia l’Impero latino d’oriente, riuscì a mantenere una sorta di monopolio su tutto il commercio europeo con l’Oriente. Grazie alla conquista della capitale bizantina, la Serenissima, poté riempire le sue casseforti di oro e la sua città di ricchezze architettoniche di ogni genere. Il suo nuovo impero prosperò per quasi un secolo e poi, nel quattordicesimo secolo, inizio quel lento declino che portò alla perdita prima di Costantinopoli (1261) e di tutti i territori limitrofi: gli “occhi della Repubblica” Modone e Corone(1500), Cipro (1573), Candia (1669), Morea (1715), Corfù (1797).

Anche se il ’500 veneziano viene normalmente considerato l’ultimo grande periodo d’oro della città, rimane però l’ultimo canto del cigno di una gloriosa civiltà che, perduta la sua vocazione acquea, si ritirò nei suoi domini “de tera” rivelando così la profezia del doge veneziano che aveva predetto la fine della Repubblica quando avrebbe perso i suoi interessi sul mare a favore di quelli di terra. Venezia lasciò, nei territori che fecero parte del suo Impero, dei segni tangibili ancora oggi riscontrabili nei linguaggi, nella toponomastica e nell’architettura.